App preinstallate su Android e iPhone: ecco quali produttori ne mettono di più (e quali si possono rimuovere)
Uno studio della società di cybersecurity Surfshark ha analizzato quante app vengono preinstallate sugli smartphone dei principali produttori, quante di queste possono essere effettivamente rimosse dagli utenti e quali dati raccolgono. I risultati mostrano differenze significative tra i vari brand, con Samsung in testa per numero di app di serie e Google Pixel invece fanalino di coda quando si parla di libertà di disinstallazione. Samsung con 88 app preinstallate, Apple con appena 50 Basandosi sul database dei dispositivi di Bayton, Surfshark ha calcolato il numero medio di app preinstallate per produttore: Samsung guida la classifica con 88 app, seguita da Google con 71, Xiaomi con 61 e infine Apple, che con 50 app si conferma il produttore più “leggero” da questo punto di vista tra quelli analizzati. iPhone in vantaggio quanto a possibilità di rimozione Il numero di app preinstallate, però, non coincide con la reale libertà di rimuoverle. Secondo i dati di Universal Debloater Alliance Next Generation, gli iPhone offrono la percentuale più alta di app disinstallabili: nell’Unione Europea si può arrivare a rimuovere fino al 98% delle app di serie, percentuale che scende all’88% fuori dai confini UE per effetto delle normative locali. Samsung e Xiaomi si posizionano in una fascia intermedia, con circa il 57% delle app rimovibili senza compromettere le funzioni di base del sistema. I Google Pixel risultano invece i più restrittivi: delle 71 app preinstallate, solo il 38% può essere rimossa in sicurezza, obbligando quindi a convivere con gran parte del software di serie. Anche i dati raccolti variano molto da brand a brand Lo studio evidenzia come il problema non riguardi solo lo spazio occupato in memoria, ma anche la privacy. Alcune app preinstallate raccolgono informazioni sensibili come posizione approssimativa, indirizzo di residenza e coordinate GPS precise. Sui dispositivi Samsung, in particolare, app di terze parti come Facebook e Instagram risulterebbero tra l
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